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Alessio Gueli: "Un Bagno Per l'immortalità"

Dura tre mesi a partire da gennaio. Tre mesi in cui immergersi nelle acque del Gange può significare abbreviare il ciclo delle reincarnazioni e accedere alla moksha, la liberazione.
E' la KUMBH MELA, nel calendario indù forse la festa più densa di significato.
Si tiene ogni tre anni a rotazione in quattro città poste lungo il fiume sacro, "madre" di tutto l'universo: Haridwar, Allahabad, Nasik e Ujjain.
La storia della Kumbh Mela, letteralmente festa della brocca, è di origine antichissima: le Upanisad raccontano che, ai tempi in cui l'universo era ancora in formazione, déi e demoni si contendevano in cielo il possesso della brocca (kumbh) contenente l'amrita (nettare) dell'immortalità. Durante i combattimenti dalla brocca strattonata caddero quattro gocce sulla terra: in loro corrispondenza nacquero le quattro città sante che, con l'entrata di Giove in Acquario e del Sole in Ariete, festeggiano con abluzioni nel Gange la vittoria finale degli déi. La speciale combinazione astrale è indispensabile: garantisce il momento più propizio per la meditazione e trasforma le acque del Gange nell'epico liquido che preserva la vita.
In prossimità del periodo indicato, l'India entra in fermento.



I villaggi si organizzano in carovane di fedeli, i monasteri si svuotano, i treni dondolano sotto il peso di pellegrini e curiosi assetati di religiosità. Nella città prefissa giungono uomini, donne e bambini di tutte le caste, vagabondi, lebbrosi e, soprattutto, i sadhu, gli uomini santi che cercano con la pratica dello yoga e il dominio della mente di raggiungere la propria liberazione dal susseguirsi senza fine delle rinascite. Sono loro che hanno il privilegio nel giorno di maggior auspicio di aprire la processione al fiume e immergersi per primi. E' il momento più scenografico della festa, quando tutti sfilano in ordine di santità per le vie della città.
A partire dal giorno della processione, per due o tre mesi, le rive del Gange rimangono gremite di milioni di persone che si bagnano insieme, entrando nell'acqua dove e come possono, in un continuo succedersi che ha del prodigioso.
E' impossibile immaginare tanta gente.
Donne con indosso i sari più eleganti, uomini completamente nudi e sadhu coperti di cenere dalla testa ai piedi. Incenso, fragranze di fiori, mantra, inni vedici. Offerte di latte, riso, fiori, frutta, elemosine ai poveri e agli infermi.





Nel 1998 ad Haridwar, Porta degli Dei, Alessio Gueli ha realizzato questo reportage cogliendo attimi di festa e religione e sguardi intensi carichi di umanità.
Il 14 aprile, il giorno più propizio, sei o sette milioni di fedeli hanno atteso, seduti ordinatamente per terra , ore e ore prima di poter scendere in acqua. Poi, alla luce del giorno si è sostituita quella delle luci artificiali e delle fiaccole e il Gange si è trasformato in uno spettacolo molto più che suggestivo. Durante la processione, si sono anche verificati violenti scontri tra le diverse fazioni di naga, guerrieri sadhu, che non accettavano l'ordine delle precedenze stabilito. La polizia ha dovuto allontanare alcuni tra i capi più fanatici e proibire la marcia in gruppi unitari, ma, malgrado queste precauzioni, il giorno successivo le cronache locali riportavano una stima degli incidenti pari a centinaia di feriti e tre morti.





Perché il KUMBH MELA è qualcosa di più di una semplice cerimonia religiosa. Quanto a numero e a spirito, è indescrivibilmente più grandioso di qualsiasi pellegrinaggio cristiano e non si riduce a un momento per pregare o per liberarsi dai peccati. E' l'occasione per trascendere la molteplicità del mondo ed entrare in contatto con la shakti, il potere divino, l'energia fondamentale dell'universo. La moksha non è né la vita eterna né la beatitudine celeste, bensì l'affrancamento da ogni legame, desiderio e sofferenza propri della condizione umana.
Una speciale commistione di sacro e profano che non trova altra manifestazione al mondo se non nell'anima profonda dell'India dove, quando si prega, si vendono contemporaneamente argento, elefanti e stoffe.





Foto di Alessio Gueli, testo a cura di Valentina Mosè



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