Lumen et Umbra

Fotografo da anni ed è soprattutto attraverso la fotografia che comunico i miei pensieri, le mie emozioni e rappresento la realtà o meglio riscrivo la realtà. Nella realtà in cui viviamo così satura di colori, queste mie fotografie, dure e decise nella scelta predominante di due colori, il bianco e nero, comprimendo tutta la scala cromatica dei grigi, non sono certamente dovute al caso ma scaturiscono da un'esigenza precisa, dare un contributo al chiarimento di un'idea. Nel confusionario mondo di oggi sento la necessità di ribadire i concetti di ciò che è bene e di ciò che è male, senza rifugiarsi in comode vie di mezzo, nei grigi quindi. Ecco allora che queste mie fotografie, da un canto semplici dall'altro anche troppo complicate, diventano simboliche ed è per questa ragione che i due colori non colori sono così netti. In questo dualismo la luce gioca col buio, a volte ne rimane imprigionata, accarezza le forme solide delle pietre, avvolge le colonne delle chiese, scivola nelle lapidi, delinea i graffiti di ieri e di oggi è bisogno umano di espressione come la fotografia che li ritrae - e sostiene l'officiante nell'ultima e unica foto viva, la cui posizione eretta dipende non dal suo scheletro, nè dalla sua muscolatura, ma da un fascio di luce. La luce, architrave della vita che poggia su basi di tenebre, oscurità visibile che proviene e rimanda in alto, luce che induce alla riflessione metafisica ed a formulare domande che non riceveranno risposte. Essa è calore amico, sollecita il raccoglimento intellettuale nei luoghi di culto e ci fa dire come Sant'Agostino, che rivolgendosi a sè stesso si chiese: Tu, chi sei? rispose: UN uomo.. il giorno e la notte, il paradiso e l'inferno, la luce e il buio, il bianco con il nero, sono destinati a percorrere la stessa via senza mai convivere insieme ... (Kahlil Gibran 1883-1931).
Progetto pubblicato in data 08/10/2005 a cura di Antonio Manta

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