Mongolfiere

Dicono che mille anni fa certi monaci irlandesi si lasciassero trasportare su una barca senza remi dal gioco delle correnti, andando alla deriva. Dove il mare li depositava, lì sbarcavano e predicavano. In questa loro fede assoluta c'era non solo una fiducia illimi-tata nell'Altissimo, ma anche una predisposizione dell'animo, una capacità di lasciarsi andare che il mondo di oggi non conosce più. Poi vennero i fratelli Montgolfier, nel secolo dei lumi, mostrando per la prima volta che l'uomo può navigare anche nel cielo, e che si possono governare le correnti. Le loro prime ascensioni dimostrative, compiute sotto lo sguardo incredulo di folle curiose, colpirono anche la fantasia dei poeti. Vincenzo Monti scrisse, più di duecento anni fa, un'ode celebrativa in cui, immaginando di affacciarsi dalla navicella che si alza sempre di più dice: "fosco di là profondasi / il suol fuggente ai lumi / e come larve appaiono / città foreste e fiumi".
Lo sguardo del cosmonauta che vede rimpicciolirsi le case e i paesi, mentre la corrente del vento rapisce la mongolfiera per guidarla attraverso rotte invisibili, tradisce ancora oggi la stessa emozione.
Progetto pubblicato in data 05/11/2003 a cura di Roberto Magni

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