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1.3 L'esposimentro e l'esposizione

Sappiamo come utilizzare diaframma ed otturatore per far arrivare più o meno luce alla pellicola ma come facciamo a quantificare la luce necessaria affinché la foto risulti esposta correttamente?
E' facile intuire che in condizioni di luce molto diverse (giorno-notte, chiuso-esterno) sarà necessario impostare differentemente la nostra fotocamera per realizzare un'immagine che non risulti troppo scura o estremamente chira, o meglio, per scattare fotografie in cui possano essere letti i dettagli sia nelle zone più scure che in quelle estremamente luminose.
Per fare queste misurazioni ci viene in aiuto un altro componente fondamentale: l'esposimentro.
Anche in questo caso ne esistono di due tipi, quelli incorporati alla fotocamera e quelli esterni.

In questa sezione tratteremo gli esposimetri incorporati che "leggono" la luce attraverso l'obbiettivo, in TTL (through the lens - attraverso l'obbiettivo).
L'esposimetro misura l'intensità della luce presente nella scena che vogliamo fotografare e ci indica il valore corretto del diaframma e del tempo da impostare.
Questo naturalmente in base ad un valore assoluto (che non può essere variato a differenza degli altri) che è la sensibilità della pellicola.
La parte principale di un esposimetro è composta da una cellula fotosensibile collegata ad un circuito elettronico. Nel momento in cui viene colpita dalla luce (deviata dallo specchio a 45°), la cellula produce corrente elettrica che in base alla sua intensità restituisce i valori sopra citati. Nel caso di una scena molto luminosa, come ad esempio un panorama in una giornata di sole, l'esposimetro riceverà una forte intensità di luce, e sapendo che la pellicola da impressionare ha una sensibilità precisa, ci suggerirà di usare una "coppia" tempo diaframma corretta ad impressionare il fotogramma.
Abbiamo qui introdotto un altro concetto base della fotografia: La coppia tempo-diaframma.


Questa coppia di valori è quella che determina la giusta esposizione della pellicola e rispetta una legge chiamata "della reciprocità" secondo la quale gli aumenti e le diminuzioni del flusso luminoso (gestiti dal diaframma) sono compensati da aumenti e diminuzioni proporzionali del tempo (otturatore) in cui tale flusso si faccia pervenire alla pellicola.

Per chiarire meglio, immaginiamo di fotografare una scena che presenta un tot di luce "x", l'esposimetro fatta la lettura ci indicherà una coppia di valori necessaria, ad esempio f 8 - 1/125s. Impostando questi valori sul diaframma e sull'otturatore avremmo una foto esposta correttamente.
La legge della reciprocità che regola questi valori ci permette di cambiarli in modo da far passare sempre la stessa quantità di luce, stringendo il diaframma e, contemporaneamente, aumentando il tempo di scatto, e viceversa.
Questo ci consente di sfruttare i diversi effetti che le impostazioni di tempo e diaframma hanno sulla resa finale della foto (profondità di campo, blocco del movimento, etc.).

Il fotografo quindi ha la possibilità di dare priorità ad uno di questi due fattori, tempo e diaframma in base alle necessità del caso. Il fotografo sportivo, avrà bisogno di usare tempi brevi che congelino il movimento degli atleti, rinuncerà così a qualche stop in più sul diaframma, il paesaggista con la macchina sul cavalletto si potrà permettere tempi lunghi in favore di una maggiore profondità di campo data dal diaframma chiuso.

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